8 agosto 1944

Dalla primavera del 1944, quando sul Monte Lama e sul Santa Franca si nascondevano le prime bande di “ribelli”, le cose erano molto cambiate. Il 24 maggio era stato liberato Morfasso, “primo comune liberato d’Italia” (come recita la lapide affissa sul Municipio del Paese) e via via Rustigazzo, Lugagnano, Vernasca. La 38a Brigata Garibaldi guidata da Wladimiro Bersani, il leggendario “Capitano Selva”, controllava ormai gran parte della Val d’Arda e delle valli secondarie limitrofe.

In luglio un pesante rastrellamento nazifascista scompaginò la situazione, ma “scivolò via” abbastanza velocemente, lasciando però una vittima illustre. Proprio “Capitano Selva” infatti cadde in combattimento il 19 luglio a Tabiano di Lugagnano, e proprio ad opera delle formazioni repubblichine di stanza a Gropparello.

In quella situazione di difficoltà e di riorganizzazione fu proprio il “Pip”, Primo Carini, il capofila dei partigiani di Gropparello a decidere l’attacco che ebbe luogo all’alba dell’8 Agosto. Obiettivo la caserma dei Carabinieri, che ospita gli uomini della Guardia Nazionale Repubblicana. Dopo molte ore di assedio, grazie anche al contributo del “Distaccamento Selva” e di un reparto dell’”Istriano” proveniente dalla Val Nure, i fascisti sono costretti alla resa.

I prigionieri vengono condotti al Colombello, sopra Prato Barbieri, scortati dalla squadra di Giacomo Callegari, futuro Comandante del “Battaglione di Gusano”. Nel frattempo in paese la popolazione e i partigiani festeggiano la vittoria appena conseguita e si apre per Gropparello una stagione nuova.

Viene insediata l’amministrazione civica e nominato sindaco Ludovico Pallastrelli, con il compito non facile di mantenere attivi i servizi alla popolazione e i contatti con gli uffici del capoluogo provinciale, cercando nello stesso tempo di dare forti segnali di discontinuità con la precedente gestione della RSI. Nel circondario si insediano diversi distaccamenti partigiani: Gelati, Barzano, Gusano, Sariano, Castellana, Mistà di Groppovisdomo, Poggio di Mirandola, Montechino.